Ad Ostia nel 1983 sono nato io e mia mamma comprava le uova dal signor Orazio che aveva un negozio proprio sotto casa nostra. Stavamo li, io e lei, e mi ricordo che chiaccheravamo con lui con quella cordialità manierata  e zuccherina tipica di certi fugaci rapporti  commerciali.

Non notammo mai strani retrobottega o intravisto tavoli da biliardo con fumo di sigaretta annesso nella sua macelleria. Solo uova fresche “der culo daa gallina” e delle gran belle bistecche.

Nel 1985 ad Ostia nevicó tantissimo.

Non venne buttata giù da un elicottero,  era neve vera e fredda.

Ad Ostia nel 1986 quando mancava l’olio o il sale mamma mi diceva: “prova a chiedere alla signora Ersilia” che era la nostra vicina di casa. Io andavo li in pigiama e suonavo il campanello e lei mi dava 1000 baci e 3 bottiglie d’olio extravergine d’oliva  del paese suo e 2 chili di sale.

Il sale, l’olio e soprattutto i baci erano dei prestiti ad interesse praticamente vicino allo zero. Il prezzo da pagare era salutare e sorridere  sempre alla signora Ersilia ogni qual volta l’avessi incrociata.

Ad Ostia nel 1989 ero in macchina con mio papa ed un tipo in un’altra macchina dal finestrino si é affacciato e gli ha urlato: “a stronzo!” . Mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “ma che ha m’ha detto stronzo?” E io: “si” . Alche lui si affaccia dal finestrino e con voce possente e mano fluttuante a cucchiarella se ne esce con uno sconcertante : “a stronzo!”. Le due macchine si avvicinarono con andamento truce per potersi scrutare al meglio quando ad un tratto l’altro nella macchina guarda mio padre e gli fa: “A Sa, so io!” E mio padre ” ma li mortacci tua!” E poi abbracci e saluti e caffè ecc ecc

Non vi furono accoltellamenti o sparatorie. Mio padre é tuttora un uomo libero ed onesto, non ha mai fatto mezzo gradino di Regina Coeli ed é comunque un uomo tutto d’un pezzo.

Ad Ostia nel 1992 mio padre ed io andammo a votare o, meglio, io accompagnai mio padre a votare. All’interno della cabina lui mi guarda e mi fa: ” Guarda papà che ha scritto” e mi porge la scheda elettorale. Io la prendo e sopra c’era scritto Paul Gascoigne. Cominciamo a ridere come due scemi ed usciamo dalla cabina simulando un certo distacco e charme.

Non fummo mai arrestati per brogli elettorali. Il nome di Gascoigne non ci fu suggerito da nessuno e fu una libera decisione di mio padre.

Da piccolo non conoscevo il significato della parola mafia.
Nella “mia” Ostia non c’era la mafia ma solo lo spazio per le cose belle.

Grazie mamma, grazie papà per avermi riempito la vita di onestá di legalitá e di rinuncia se una cosa non si può fare.

Perché mi avete insegnato che rispettare una persona significa amarla e non averne il timore.

Ostia lunedì 7 settembre 2015.ciotoli