La fase più laboriosa e
complessa nella creazione di un disco è quella relativa alla scelta dei brani.
Eh si perchè, in un certo senso, sono tutti tuoi figli, ognuno con la sua peculiarità. C’è quello sempre allegro, quello che sta perennemente imbronciato, il polemico, il fannullone, il furbo, il pigro, quello che torna tardi di notte, il riservato ecc ecc
Non ce n’è qualcuno che valga di meno o non meriti attenzione.
Quando si mette su un nuovo disco è come se si allestisse una commedia teatrale. Serve un certo equilibrio nell’intreccio narrativo tra un personaggio ed un altro, tra una scena e l’altra. Ci sono anche molti dolorosi addii da dover dare. Canzoni che aspettano da anni e continuano a restare nel cassetto per quanto buone, complete, convincenti. Una vera ingiustizia.
In definitiva fare un nuovo disco significa assumersi delle grandi responsabilità di fronte alle proprie canzoni e comprendere che il rapporto con ognuna di loro potrebbe incrinarsi pericosamente. Ma serve polso e nervi saldi che solo i veri padri di famiglia sanno avere.
Che poi in realtà è una crisi momentanea, ormai ci conosciamo, c’è una stima reciproca.
O almeno spero.
