Cari amici del web buonanotte,
quest’oggi volevo rivivere insieme a voi un bellissimo ricordo.
Anni fa durante una delle mille serate tra amici trascorsa tra amarezze e nostalgie iniziammo ad intonare, spinti forse da un irrefrenabile e forse definitivo istinto masochista, i grandi classici della canzone italiana.
Ma non dei classici qualsiasi, no. Selezionammo con cura quelli più rancorosi, rammaricati, senza speranza, quelli che di solito non si cantano mai perchè il pudore ti frena, ti dice che è meglio evitare.
Ebbene quella sera lontana di 4 anni fa un’ala decisamente più incline al martirio della nostra comitiva iniziò ad intonare accompagnata dalla mia chitarra un ever green intramontabile e cristallizzato nella sua maestosa e micidiale malinconia: Uomini Soli dei Pooh.
Ma, mentre procedevamo con incedere lento e mesto verso la prima strofa (…li incontri dove la gente viaggia e va a telefonare….n.d.r), un altro filone decisamente più “allegro” del gruppo inizia con spirito goliardico e burrascoso ad incalzarci con una provocatoria “La società dei magnaccioni” (…fatece largo che passamo noi…n.d.r)
Fin qui nulla di strano, le solite diatribe interne alle comitive estive su quale canzone sia meglio di un ‘altra etc etc etc
Ma d’un tratto, il miracolo! Le nubi che fino a quel momento offuscavano la nostra vista cariche di disperazione, sembravano ora svanire nel nulla. Io continuo quasi commosso per l’emozione a suonare gli accordi del grande successo dei Pooh e mi rendo conto che la melodia della Società dei Magnaccioni si incastra alla perfezione all’interno della struttura dando vita ad un risultato di una comicità devastante! E’ il giubilo!
Voglio condividere con voi una delle più belle serate della mia vita.
Questo qui sotto è il risultato buon divertimento.
P.S perdonateci per le varie interruzioni ma sono certo comprenderete la grande difficoltà nel riuscire a mantenere la lucidità di fronte a cotale sbalorditiva scoperta.
